News

News

Rimborso dell’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica

Alcune recenti sentenze della Cassazione del 2019 hanno aperto uno spiraglio per ottenere il rimborso della addizionale provinciale sulla accisa dell’energia elettrica pagata nel 2010 e nel 2011.

La richiesta di rimborso dev’essere formulata nei confronti del fornitore di energia e non nei confronti dell’Erario.

Di cosa si tratta

Negli anni 2010 e 2011 le fatture dell’energia elettrica erano gravate di un tributo (chiamato addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica) che veniva pagato dai titolari di utenze elettriche non domestiche sui consumi fino a kWh 200.000 mensili.

Tale tributo era illegittimo, perché contrario alla disciplina europea, in particolare perché in contrasto con la Direttiva 118 del 2008.

Proprio in quanto illegittima, l’addizionale in questione è stata abrogata a partire dal gennaio 2012.

Resta però l’addebito negli anni 2010 e 2011 di tale imposta che può essere recuperata, chiedendo il rimborso delle somme indebite versate alla società che ha fornito l’energia elettrica in quei due anni.

Occorre, però, agire in fretta, in quanto il termine di prescrizione ordinario è decennale e pertanto le prime bollette pagate quasi dieci anni fa contengono indebiti di prossima prescrizione.

Gli importi recuperabili

L’addizionale provinciale era pari a 0,93 c/€ (aliquota minima) al mese per ogni kwh consumato fino ad un massimo di 200.000 kwh al mese. Ciò significa che un’azienda che consumava 200.000 kwh o più al mese può recuperare un importo di Euro 1.860,00 al mese per le due annualità 2010 e 2011 (per un totale di Euro 44.640,00).

Nelle province in cui l’aliquota è stata innalzata fino al massimo previsto dalla legge (es. Milano, Modena. Pavia Piacenza, ecc.) l’importo biennale recuperabile è pari ad Euro 54.720,00.

Come sopra indicato, tuttavia, occorre interrompere al più presto la prescrizione decennale in quanto le somme pagate (ad esempio) nel gennaio del 2010 non sono più recuperabili in quanto sono passati più di 10 anni dal loro pagamento.

Come fare per recuperare gli importi indebitamente corrisposti

Come chiarito dalla Corte di Cassazione, l’azienda che intenda recuperare gli importi indebitamente versati a titolo di addizionale provinciale nel 2010 e nel 2011 dovrà agire in giudizio nei confronti dell’Ente Fornitore di energia elettrica.

L’azione giudiziaria è necessaria in quanto l’Ente Fornitore non provvede al rimborso spontaneamente, perché solo in seguito ad una sentenza di condanna potrà a sua volta chiedere il rimborso all’Erario.

Per coloro che fossero interessati Prime Advisory Network ha approntato un gruppo legale specializzato per gestire questo servizio. È possibile chiedere informazioni contattandoci ai nostri riferimenti telefonici oppure alle email di studio visibili dal sito www.primeadvisory.eu.

News

SRL: NOMINA DELL’ORGANO DI CONTROLLO

A cura della dott.ssa Katia Garbo

ll “codice della crisi d’impresa” (Dlgs 14/2019), entrato in vigore il 16 marzo scorso, ha modificato l’art. 2477 del codice civile che disciplina la revisione ed il controllo delle SRL.

In particolare, al superamento di alcuni limiti dimensionali, si determina l’obbligo della nomina del revisore/organo di controllo.

La nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:

a) è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;

b) controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;

c) ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:

– totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro;

– ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro;

– dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 20 unità.

Se, invece, per tre esercizi consecutivi non sarà superato alcuno dei predetti limiti, l’obbligo di nomina verrà a decadere.

La nuova normativa in materia di nomina dell’organo di controllo è applicabile, oltre che alle società a responsabilità limitata, anche alle società cooperative cui si applicano le norme sulla s.r.l..

In base al comma 3 dell’art. 379 del DLgs. 14/2019, in sede di prima applicazione, le srl già costituite devono provvedere a nominare l’organo di controllo o il revisore legale e, se necessario, ad uniformare l’atto costitutivo e lo statuto, entro il prossimo 16 dicembre (salvo proroghe), con riferimento agli esercizi 2017 e 2018.

News

PACCHETTO FAMIGLIA NELLA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO

A cura della dott.ssa Katia Garbo

In attesa del testo ufficiale della Legge di Bilancio, vediamo quali sono le possibili misure a sostegno della famiglia annunciate per il 2020.

La manovra rinnova il bonus bebè, in 12 mensilità, per ogni figlio nato o adottato dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2020. L’importo del bonus sarà incrementato e rimodulato su tre fasce di reddito, sempre in base all’Isee.

Per Isee fino a 7mila euro sono previsti sempre 1.920 euro all’anno.

Il Bonus bebè viene, invece, ridotto a 1.440 euro l’anno per Isee da 7mila a 40mila euro e ancora di più per Isee sopra i 40mila euro per i quali scende a 960 euro.

Il bonus aumenta del 20% se nel 2020 nasce o viene adottato un secondo figlio.

La manovra proroga le disposizioni in materia di congedo di paternità, incrementando il numero dei giorni da fruire che passano da cinque a sette.

In merito al “bonus asili nido”, che è utilizzato per pagare la retta dell’asilo nido o la baby sitter, la manovra lo rimodula sulla base di due fasce di reddito Isee. Il contributo resta invariato per le famiglie con Isee superiore a 40mila euro, mentre per quelle con Isee tra i 25mila e i 40mila euro sale a 2.500 e arriva a 3mila euro per Isee sotto i 25mila euro.

Confermato, anche per il 2020, il bonus di 800 euro erogato dall’INPS come premio nascita che spetta sia alle donne in gravidanza, superato il settimo mese, sia alle famiglie che adottano o accolgono un bambino o una bambina in affidamento.

News

Compatibilità della titolarità di cariche sociali nell’ambito di società di capitali e attività di lavoro subordinato

A cura della dott.ssa Katia Garbo

Con il messaggio n. 3359 del 17 settembre 2019, l’INPS fornisce chiarimenti  in merito alla compatibilità tra la titolarità di cariche sociali e l’instaurazione, tra la società e la persona fisica che l’amministra, di un autonomo e diverso rapporto di lavoro subordinato.

La stessa Suprema Corte di Cassazione ha più volte espresso che “l’essere organo di una persona giuridica di per sé non osta alla possibilità di configurare tra la persona giuridica stessa ed il suddetto organo un rapporto di lavoro subordinato, quando in tale rapporto sussistano le caratteristiche dell’assoggettamento, nonostante la carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione dell’ente”.

L’INPS ha precisato che la valutazione della compatibilità dello status di amministratore di società di capitali con lo svolgimento di attività di lavoro subordinato presuppone l’accertamento in concreto, caso per caso, della sussistenza delle seguenti condizioni:

  • che il potere deliberativo (come regolato dall’atto costitutivo e dallo statuto), diretto a formare la volontà dell’ente, sia affidato all’organo (collegiale) di amministrazione della società nel suo complesso e/o ad un altro organo sociale espressione della volontà imprenditoriale il quale esplichi un potere esterno;
  • che sia fornita la rigorosa prova della sussistenza del vincolo della subordinazione (anche, eventualmente, nella forma attenuata del lavoro dirigenziale) e cioè dell’assoggettamento del lavoratore interessato, nonostante la carica sociale, all’effettivo potere di supremazia gerarchica (potere direttivo, organizzativo, disciplinare, di vigilanza e di controllo) di un altro soggetto ovvero degli altri componenti dell’organismo sociale a cui appartiene;
  • il soggetto svolga, in concreto, mansioni estranee al rapporto organico con la società; in particolare, deve trattarsi di attività che esulino e che pertanto non siano ricomprese nei poteri di gestione che discendono dalla carica ricoperta o dalle deleghe che gli siano state conferite.
News

Agevolazioni per assunzioni di beneficiari di Reddito di cittadinanza (Rdc)

A cura della dott.ssa Katia Garbo

Con la  circolare INPS n. 104 del 19 luglio 2019, vengono regolati i dettagli operativi relativi alle agevolazioni a favore dei datori di lavoro che intendano assumere soggetti titolari del reddito di cittadinanza (Rdc).

Il beneficio spetta a tutti i datori di lavoro privati. Al fine di godere dello sgravio è comunque necessario che il datore di lavoro assuma con:

  • contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato;
  • contratto di apprendistato;
  • contratto di somministrazione a tempo pieno e indeterminato.

L’agevolazione non si applica ai rapporti di lavoro intermittente, occasionale, ai dirigenti, ai lavoratori domestici.

Il datore di lavoro ha diritto ad un esonero contributivo nel limite corrispondente al reddito di cittadinanza a cui il beneficiario ha diritto al momento dell’assunzione con un tetto massimo mensile di 780 euro, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e le mensilità già godute dal beneficiario stesso.

Il diritto agli incentivi di cui si tratta è subordinato al rispetto delle seguenti condizioni da parte del datore di lavoro:

  • realizzare un incremento occupazionale;
  • l’assunzione non deve violare il diritto di precedenza, stabilito dalla legge o dal contratto collettivo, alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine;
  • presso il datore di lavoro o presso l’utilizzatore con contratto di somministrazione non devono essere in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvi i casi in cui l’assunzione o la somministrazione siano finalizzate all’assunzione di lavoratori inquadrati ad un livello diverso da quello posseduto dai lavoratori sospesi, o da impiegare in unità produttive diverse da quelle interessate dalla sospensione;
  • l’assunzione non deve riguardare lavoratori licenziati, nei sei mesi precedenti, da parte di un datore di lavoro che, alla data del licenziamento, presentava elementi di relazione con il datore di lavoro che assume;
  • rispetto della normativa sul collocamento dei disabili.
  • regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale (essere in possesso del documento unico di regolarità contributiva – DURC);
  • assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge;
  • rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Nel caso di licenziamento del lavoratore beneficiario del Rdc effettuato nei trentasei mesi successivi all’assunzione, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito con l’applicazione delle sanzioni civili calcolate in base al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti percentuali in ragione di anno.

L’esonero può essere riconosciuto ai soli datori di lavoro privati che abbiano provveduto a comunicare alla piattaforma digitale dedicata al Rdc presso l’ANPAL la disponibilità dei posti vacanti.

News

Flat Tax pensionati

Tra le numerose novità del “DECRETO CRESCITA” dopo la conversione, vi è anche la flat tax per pensionati.

I pensionati che vivono all’estero da almeno cinque anni possono ora beneficiare di una tassazione agevolata se scelgono di trasferire la propria residenza in uno dei Comuni tax free”, cioè Comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti e che si trovano in una delle seguenti regioni dell’Italia meridionale:

Sicilia – Calabria – Sardegna – Campania – Basilicata – Abruzzo – Molise – Puglia.

Queste pensionati potranno chiedere l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 7% (anziché l’aliquota ordinaria Irpef a scaglioni) sui redditi di qualunque categoria prodotti all’estero.

Tale opzione è valida per i primi 9 periodi d’imposta successivi a quello in cui diviene efficace ed è sempre revocabile, pur rimanendo gli effetti prodotti nei periodi d’imposta precedenti.

Si decade dall’imposta sostitutiva nei seguenti casi:

  • venir meno dei requisiti richiesti;
  • omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva entro la data prevista per il pagamento del saldo delle imposte sui redditi;
  • trasferimento della residenza fiscale in un Comune italiano diverso da quelli “agevolati”;
  • trasferimento della residenza fiscale all’estero.

A seguito della revoca o della decadenza, non è possibile l’esercizio di una nuova opzione.

Per conoscere la popolazione del Comune in cui si sceglie di trasferire la residenza fiscale, ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, fa fede il dato che risulta dalla “Rilevazione comunale annuale del movimento e calcolo della popolazione” pubblicata sul sito dell’Istat in relazione al 1° gennaio dell’anno antecedente al primo anno di validità dell’opzione.

News

Al via la collaborazione con Finest per il finanziamento dei progetti in Albania

Lunedì 10 giugno 2019– E’ stata firmata oggi la convenzione di collaborazione internazionale tra lo Studio Occari & Garbo Stp Spa e la Società Finanziaria di Promozione e Cooperazione Economica con i Paesi dell’est europeo – Finest Spa.

La convenzione ha lo scopo di rafforzare il gruppo di lavoro per il sostegno finanziario alle imprese del triveneto che investono in Albania, paese in cui lo Studio Occari & Garbo Stp Spa, accreditato come TEM presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è attivo con una delle principali strutture di commercialisti e consulenti specializzati in internazionalizzazione.

Grazie al nuovo accordo, le imprese interessate a sviluppare una propria attività in Albania, che si avvalgono dello Studio Occari & Garbo Stp Spa, potranno beneficiare di una corsia preferenziale per accedere alle forme di finanziamento proposte dalla FINEST.

Ricordiamo che FINEST promuove l’internazionalizzazione delle imprese di qualsiasi dimensione e settore, con stabile o prevalente organizzazione in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige verso 44 Paesi dell’Europa Centro-orientale, Balcani, Russia e Paesi Med.

Sito web aziendale www.occari-garbo.it.

News

DECRETO CRESCITA E IMPATRIATI: NOVITA’

Il “Decreto Crescita” ha introdotto rilevanti modifiche al regime fiscale di favore per i lavoratori impatriati, cioè per coloro che rientreranno in Italia per lavorare almeno due anni e che trasferiranno anche la residenza fiscale nel nostro Paese.

Il nuovo regime agevolato richiede la copresenza di tre condizioni:

  • il lavoratore non deve aver risieduto in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento;
  • il lavoratore si deve impegnare a risiedere in Italia per almeno due anni dopo il trasferimento;
  • il lavoratore deve svolgere la propria attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Le novità di rilievo, rispetto alla precedente formulazione, sono le seguenti:

  • riduzione dell’imponibilità fiscale del reddito prodotto dopo il rientro in Italia, che passa dal 50 al 30%. L’agevolazione aumenta, infatti, dal 50 al 70%  e resta applicabile per 5 periodi d’imposta a partire da quello in cui si trasferisce la residenza  fiscale in Italia, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR;
  • la percentuale di esenzione aumenta al 90%, determinando un imponibile pari al 10% del reddito di lavoro, nel caso di trasferimento della residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna o Sicilia;
  • si rivolge a tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e parasubordinati, non più solo a dirigenti o figure di elevata qualificazione o altamente specializzate;
  • l’attività lavorativa  può essere svolta non solo in aziende residenti in Italia o loro controllate, ma anche in multinazionali con sede all’estero;
  • i periodi d’imposta con residenza all’estero richiesti prima del trasferimento in Italia sono ridotti da cinque a due.

Sono stati previsti ulteriori cinque periodi d’imposta con imponibilità al 50% dell’ammontare dei redditi prodotti, in casi particolari come:

  • almeno un figlio minorenne o a carico e acquisto di un immobile residenziale in Italia, anche a nome del coniuge, del convivente o dei figli;
  • almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido;
  • trasferimento della residenza in regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia).

News

Quota 100

A cura della dott.ssa Katia Garbo

Da aprile è entrata in vigore la famigerata “Quota 100” che permetterà di andare in pensione anzitempo. Quota 100 è la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi versati. Se la somma di questi due numeri dà 100, allora si potrà non aspettare i 67 anni per accedere alla pensione di vecchiaia.

La misura ha, però, carattere sperimentale: vale per chi matura i requisiti di 62 anni e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2021.

Le combinazioni per andare in pensione con Quota 100:

  • 62 anni più 38 di contributi (somma 100);
  • 63 anni più 38 di contributi (somma 101);
  • 64 anni più 38 di contributi (somma 102);
  • 65 anni più 38 di contributi (somma 103);
  • 66 anni più 38 di contributi (somma 104).

La pensione che spetterà con Quota 100 sarà più bassa. Questo per 3 motivi (combinati fra loro):

  • con Quota 100 si va in pensione prima, per cui si versano meno contributi;
  • i contributi versati si rivalutano per meno anni;
  • andando in pensione prima, quest’ultima dovrà essere pagata per più anni.

 

COME PRESENTARE DOMANDA

Tutti i cittadini che sono registrati sul sito dell’Inps – quindi in possesso del Pin dispositivo, delle credenziali Spid o della Carta nazionale dei servizi – possono procedere a inoltrare la domanda autonomamente. In alternativa è possibile rivolgersi ad un Patronato oppure al Contact center dell’Inps.

News

ASSEGNI FAMILIARI: NUOVA MODALITA’ DI PRESENTAZIONE

A cura della dott.ssa Katia Garbo.

Con la circolare INPS n. 45 del 22 marzo 2019 è cambiata la modalità per richiedere gli assegni familiari: da cartacea è diventata esclusivamente telematica dal 1° aprile 2019 e riguarda tutti i dipendenti del settore privato non agricolo. Ciò significa che, dal 1° aprile 2019, i lavoratori interessati non possono più presentare la domanda cartacea direttamente al datore di lavoro, ma devono presentarla all’INPS esclusivamente attraverso i seguenti canali telematici:

  • On-line: nell’area riservata del cittadino, accedendo con le proprie credenziali PIN INPS, oppure con SPID o con la Carta Nazionale dei Servizi;
  • tramite Patronato.

In caso di variazione nella composizione del nucleo familiare o nel caso in cui si modifichino le condizioni che danno titolo all’aumento dei livelli di reddito familiare, il lavoratore interessato deve presentare, sempre con modalità telematica, una domanda di variazione per il periodo di interesse, avvalendosi della procedura “ANF DIP”.

Sono esclusi dalle nuove modalità e pertanto, continueranno a presentare al datore di lavoro il modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato di aziende attive nel settore agricolo.

Le domande cartacee in corso e quelle presentate in modalità cartacea fino al 31 marzo 2019 hanno validità fino al 30 giugno di quest’anno.

La motivazione di questa novità è duplice: garantire un maggior rispetto della privacy dei lavoratori dipendenti e garantire il corretto calcolo dell’importo spettante.